Prof. Dott. Saverio Fortunato
Specialista in Criminologia Clinica con specializzazione conseguita alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Perfezionato in Sicurezza e Criminologia
Perfezionato in Linguaggio e Comunicazione
Abilitato per l'insegnamento di Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione (Classe A036)
Specializzato per l'insegnamento agli alunni portatori d'handicap
Docente al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione dell'Università di L'Aquila
Miembro del Comité Cientifico y de Apoyo Docente-Master
(España)

Direttore di Criminologia.it
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Prato, n° 3/99 e al Registro Operatori di Comunicazione col n° 13169 

Presidente Associazione CSI-PERITI E CONSULENTI FORENSI  
(Riconoscimento giuridico del 24/05/2006 al n. 521 del Registro Regionale delle Persone Giuridiche Private, istituito ai sensi del D.P.R. del 10.2.2000 n. 361 - REG. ECM - Ministero Sanità: N° Provider: 11602/ N°  Referente: 12904)

 

 
 
 

Saverio Fortunato

 

SENSO E CONOSCENZA

NELLE SCIENZE CRIMINALI

 

 

Con un capitolo introduttivo di

Thomas Szasz

Professore Emerito di Psichiatria,
Health Science Center,

State University di Syracuse New York (USA)

 

 

CSI: CRIME SCENE DO NOT CROSS

 

 

Edizioni Colacchi - L'Aquila

 
 

Note dell’autore

 

Viviamo in un’epoca ipertecnologica e frenetica, dove è richiesto sempre meno lo sforzo di esercitare il pensiero critico. Siamo tutti sedotti dal fascino delle tecnologie, condizionati dalle culture del sospetto, del dominio, del controllo, del possesso, dell’insicurezza, con tutte le complicazioni, subculturali o patologiche, che da ciò derivano: difficoltà ad immaginare il proprio futuro, vecchie e nuove fobie, ansia, stress, paranoia, vuoto di sé, stupidità divagante.

Intere generazioni si sono ormai abituate a ricorrere all’uso del telecomando, sempre a portata di mano, dove lo sforzo più critico del pensiero è quello d’indovinare qual è il bottone giusto da pigiare. Giovani, il cui linguaggio, influenzato dai mass media, dai video games e dalle crisi interpersonali, è sempre più sintetico, freddo, sganciato dalla realtà reale e persino dalla semantica e dalla sintassi.

La semiotica pone questo inquietante interrogativo: i giovani, nel futuro prossimo, riusciranno a pensare in modo autonomo per più di 30 secondi, l’equivalente della durata di uno spot?

 

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Sulle tecnologie nelle scienze criminali

 

Afferma Francesco Sidoti: «L’investigazione viene svolta da un soggetto naturalmente ignorante, fallibile, spesso fazioso e superstizioso, sempre sovrastato da un’eccedenza di percezione, in un contesto storico caratterizzato da una sovrabbondanza incomparabile di stimoli, d'informazioni, di delitti»[1].

Condivido questa affermazione di Sidoti, per questo, nelle scienze criminali, mi preoccupano molto i facili ricorsi all’uso delle tecnologie più sofisticate e moderne. L’investigazione e la criminologia, nella loro rispettiva metodologia dell’indagine, devono preoccuparsi, più che a scoprire la “verità”, ad evitare l’errore, più che a collezionare certezze, a nutrire dubbi. (Dubium sapientiae initium, “La saggezza inizia col dubbio” affermava Cartesio[2]). Più che a dare risposte giuste, ci si deve preoccupare di evitare quelle sbagliate. Più che a rappresentare l’accusa e guardare solo agli elementi di colpevolezza, si deve agire per difendere la legalità. Più che a presumere la colpevolezza delle persone, si deve presumere l’innocenza. Più che pretendere dagli altri il rispetto della legalità, occorre, anzitutto, rispettarla noi.

Se è condivisibile il pensiero di Karl Raimund Popper che afferma: «Nessun uomo dovrebbe essere considerato colto, se non ha interesse per la scienza»; allo stesso tempo, è condivisibile quello di Kant, quando invita ogni persona ad usare la propria intelligenza, anziché affidarsi all’autorità di un altro e considerare la scienza come una sfida; in altre parole, Kant invita a non accettare, come guida, neppure l’esperto scientifico, addirittura neppure la stessa scienza.

E’ questa la doppiezza di pensiero e di guida, che intendo percorrere in quest’opera. Ha ragione anche il filosofo Bencivenga[3], quando afferma: “E’ meglio rimanere fuori al freddo, nella confusione, in mezzo a problemi aperti e difficoltà senza soluzione, per quanto frustrante la cosa possa essere. Chi preferisce a tutto questo la sicurezza di una risposta preconfezionata farà spesso la fine del chimico Ernest Stahl”[4].

Ecco, allora, un attuale scenario investigativo che non lascia spazio al dubbio: c’è il sospettato che compie un furto al secondo piano di un edificio. In tempo reale un poliziotto che guida la sua auto per recarsi sul posto, può ottenere via web (scaricandosi i dati sul suo Palmare) quanto d’immaginabile: la planimetria della zona, la mappa dell’appartamento e dell’edificio, le generalità del proprietario che sta subendo il furto, i dati statistici e la casistica sul rapporto tra delinquenti abituali e zona geografica dove il furto sta avvenendo e così via.

In Inghilterra e negli USA la polizia è molto informatizzata: mediante appositi software è in grado di tenere sotto controllo le aree del territorio a rischio criminalità. Con un dato programma (DUF) tiene conto della relativa vicinanza, studia dove i delinquenti tendono a commettere i crimini rispetto alle loro residenze e paragona questi dati ai fattori demografici, a scopo preventivo o di repressione. In pratica il programma stila una casistica sulla base dei crimini commessi in una determinata area geografica.

Queste casistiche usufruiscono del supporto d’altri programmi, per esempio, quelli d’ottimizzazione geografica criminale (CGT), che aiutano gli analisti del crimine a calcolare relazioni possibili tra i dati relativi al luogo di residenza e di spostamenti abituali dei criminali e il luogo dove hanno compiuto dei crimini.
Il programma CGT
[5] si basa sul principio che esiste un rapporto di distanza fra le residenze dei delinquenti abituali e la micro-realtà dove hanno scelto di delinquere. Questi delinquenti, come tutti, conducono le loro attività in modo abituale, all'interno di una micro-realtà geografica che conoscono bene.  Il programma CGT parte dal presupposto che chi delinque non lo fa nel luogo dove risiede, ma dove opera come criminale.

Un analista del crimine, usando uno di questi programmi, traccia una zona di caccia, individua la micro-realtà dove i delinquenti agiscono in modo abituale o incontrano le loro potenziali vittime. Ad ogni punto, all'interno di questa zona, il programma assegna una probabilità d’essere quella la residenza del delinquente[6].

Accanto a ciò, la polizia americana, per prima, ha ideato uno studio basato sul principio di rendere visibile su una mappa tutti i crimini commessi nel territorio rappresentato. Questa tecnica è definita “mapping crime” e si avvale di software particolari[7]. Il programma raccoglie dei primi dati, detti layer: le mappe del territorio, rendendo visibili edifici, strade, parchi, ecc. Il primo layer è la mappa che visualizza la strada, poi l’edificio e il numero civico. Un secondo layer, dettato dal sistema satellitare Geographical Information System (GIS), focalizza un particolare e poi il dettaglio sulla mappa digitale (nell’edificio s’individua il singolo appartamento, negozio, scuola o altro).

Oggi, così come per fare la spesa non è più necessario recarsi fisicamente al supermercato, perché è sufficiente la rete internet, allo stesso modo si possono condurre determinate indagini stando seduti dietro un computer in rete.

In internet, per esempio, trovi siti[8], che ti forniscono in scala la mappa della tua città. Puoi trovare la cartografia, che ti consente di raggiungere il palazzo della persona che cerchi e, quindi, di pianificare le perquisizioni mirate o il controllo zonale.

Il servizio telematico dell’Unioncamere consente agli abbonati di ottenere in tempo reale tutte le informazioni sulle imprese e gli imprenditori che occorrono: il bilancio, i protesti cambiari, i dati fiscali e tributari, fallimenti, ecc.

Il sistema Cerved Business Information[9] ti consente di poter ottenere in tempo reale le informazioni su un’impresa, in termini di solvibilità ed affidabilità[10].

 

Questi sono semplici esempi che evidenziano bene come la tecnologia è sempre più invasiva e seducente. L’ingegnere Serni, conversando con me, a riguardo afferma: «E' comodo ricevere puntualmente bollette precise, però allora sei schedato all'ENEL, all'acquedotto e all'azienda del gas. Ma può essere di conforto il fatto che un'integrazione di tutte queste fonti d’informazione non possa prescindere dal concetto di "significato": i vari archivi-dati contengono oceani d’informazioni... il che è come affermare che non contengono alcuna informazione immediatamente disponibile. Bisogna che ci sia qualcosa che, a quel mare d’informazione, dia un "significato", e decida cosa è rilevante, e cosa no. Per definizione quel qualcosa non può essere che una mente umana».

Attribuire il significato ad un significante è compito della semantica, quindi dall’ingegneria informatica ci spostiamo alle scienze umane. Allora occorre dire che, se da una parte queste tecnologie risolvono dei problemi, automaticamente ne aprono degli altri. Le tecnologie, come il linguaggio, non sono mai neutre. Da una parte, consentono di catturare il farabutto o di far pervenire la bolletta puntuale, grazie a delle schedature dei cittadini, dall’altra, però, e mi riferisco alle scienze criminali, si sacrifica un pezzo di libertà e di rapporti umani. L’investigatore superdotato, quasi bionico, rischia di subire il fascino della comodità ed anziché ragionare per problemi, sfruttando la propria intelligenza, rischia di abituarsi a pensare in termini sommari, di statistica o in modo approssimativo.

 

Immaginiamo queste logiche bioniche in una famiglia. Supponiamo che per essere sicuro che tuo figlio fili dritto o che tua moglie non ti tradisca, decidi di impiantare microtelecamere che li seguono ovunque. Poi non basta vedere, ma si deve anche sentire, pianificare, prevedere ed, infine, reprimere...

In tutti questi casi hai perso: perché sei uno spione, perché sei incapace di farti rispettare ed amare. (Così come, lo Stato non può penalizzare ogni patologia, altrimenti reprime tutto ma non previene nulla).

 

La logica dell’uomo-bionico, sempre più efficiente e spione, preparato, dotato di tecnologie d’assalto e sottili, è una logica tanto comoda quanto cinica e povera d’umanità, perché sacrifica i rapporti umani. Si rischia di avere uomini macchina con macchine al posto del cuore. Uomini, in altre parole, incapaci di provare empatia, di mettersi nei panni dell’altro di sé; uomini, socialmente freddi, determinati o spietati.

 

Diceva Charlie Chaplin:[11] «La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto»[12]. Ciò per dire, che il Paese più felice non è quello che ha il maggior numero di uomo-bionici, di uomini spioni e boriosi, ma quello che non avverte la necessità di averli.

 

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Sul tema della realtà virtuale? [13]

Perché mi sono posto il problema della realtà virtuale nelle scienze criminali? Perché la tecnologia è conoscenza, soprattutto quella più complicata e moderna che ha effetti molto seducenti sull’uomo, rendendolo pigro e forse anche un po’ ebete. In questo caso, mi riferisco alle cosiddette Tecnologie del pensiero[14] (Allen Newell/Herbert Simon), vale a dire a quegli strumenti cognitivi che, direttamente o indirettamente, contribuiscono a favorire dei mutamenti materiali, posto che ogni mezzo che ha effetti materiali è da ritenersi tecnologia.

Sono d’accordo con Tomás Maldonado, quando afferma: «Accanto agli sforzi per rendere sempre più vicine al vero le rappresentazioni della realtà (e quindi rendere più reale il virtuale), è in atto il tentativo opposto, quello in altre parole di rendere più virtuale il reale, mettendo in discussione la stessa materialità dei materiali di cui gli oggetti sono costituiti. In altre parole, una virtualizzazione che assume le forme di una dematerializzazione dei materiali»[15].

In questo libro il dottor Carrozzino, ricercatore al Dipartimento di Robotica PERCRO, presso la più prestigiosa università scientifica d’Italia, Sant’Anna  di Pisa, riesce a descrivere molto bene questa tecnologia. La nostra riflessione da criminologi deve però andare oltre la tecnologia e la descrizione sull’efficacia.

Maldonado chiama in causa gli studiosi di Semiotica in questo compito, perché occorre riflettere su questo fenomeno della perfezione dell’illusione, posto che i mass-media ne propongono una caricatura. Lo stesso Carrozzino è cauto, persino nella definizione stessa della realtà virtuale, mediando tra le definizioni che prende in prestito da una ricerca su internet.

Eppure, i mass-media presentano la realtà virtuale come qualcosa di definito, che invade la vita quotidiana di tutti noi. Tuttavia, come osserva Gelernter, il fatto che ancora oggi non tutto sia virtualizzato, non può esimerci dal poter escludere a priori che in futuro questo non sia invece possibile[16]. Indossare la tecnologia virtuale immergendosi dal reale al virtuale, genera una serie di scompensi riguardo al fenomeno della percezione tra finzione e realtà. Io posso divenire un supereroe se indosso il costume tecnologico (come Batman o Superman) e, finché mi immergo nel virtuale, combatto e vinco ogni sfida. Cresce in me la consapevolezza illusoria che sono bravo, potente, invincibile. Ogni sfida corrisponde ad un punteggio e poiché i numeri sono infiniti si cerca la perfezione, la sfida cresce, si tenta d’autoelevarsi ad un traguardo superiore. Maggiore è la perdita di contatto con la realtà reale (che rispetto la virtuale, ci appare deludente, frustrante, angosciante, impegnativa, perché l’evento delle cose non dipende da un quadro matematizzato in un sistema tecnologico computerizzato, ma dalla natura e dagli uomini, che io non controllo come posso controllare una tecnologia) e maggiore è in me la perfezione dell’illusione. La tecnologia del pensiero ritengo che vada studiata sotto una duplice forma: da una parte, va studiato chi la usa e perché, dall’altra, vanno studiati tutti i cambiamenti causati dalla VR nei soggetti che la usano (S. Fortunato, 2006).

Se paragoniamo la VR agli effetti dei mezzi di comunicazione di massa, allora ritengo che possiamo ri-formulare almeno tre teorie[17]:

 

Saverio Fortunato, 2007
 


Note

[1] F. Sidoti, Investigazione e Criminologia, Giuffrè, Milano 2006, p. 203.

[2] Cartesio (1596-1650), riteneva che è vero ciò che è evidente, ciò che non può essere messo in dubbio. Il suo scetticismo metodologico rifiuta come falsa ogni idea che può essere revocata in dubbio. “A parte i nostri pensieri, non c'è nulla che sia davvero in nostro potere”. Il suo vero nome era René Descartes, filosofo, era conosciuto anche con il nome latinizzato Renatus Cartesius, in Italia modificato in Cartesio. Fu considerato uno dei più grandi e influenti pensatori nella storia dell'umanità, suo è il famoso detto: “Cogito ergo sum (penso dunque sono).

[3] Ermanno Bencivenga, I passi falsi della scienza, Garzanti, Milano 2001.

[4] Georg Ernst Stahl (1660-1734) chimico e medico Tedesco, propose la teoria del flogisto, alquanto vaga ed errata, ma che fu presa sul serio per circa un secolo dai chimici e fisici. Fu solo tra il 1770 e il 1790 che Antoine-Laurent Lavoisier fu in grado di confutare questa teoria, dimostrandole la fallacia.

[5] Cfr. Rossmo, D.K. (1995) “Posto, spazio ed indagini della polizia: Cercare i criminali violenti di serie, in J.E. Eck e nel D. Weisburd (Eds.).

[6] Per eseguire l’analisi dei rapporti nello spazio di variazione, si può usare il software GWR. Il software GWR è sviluppato dal Dott. A. Stewart Fotheringham, Martin Charlton e Chris Brunsdon.

[7] Questa tecnica investigativa è resa evidente, ed utilizzata molto bene, nella commedia televisiva seriale “24”, vincitrice di 16 Emmy Awards e 2 Golden Globes, prodotta da Real Time Production in associazione con Twentieth Century Fox Film Corporation srl, diretta da Paul Shapiro, interpretata magistralmente da Kiefer Sutherland (Jack Bauer), dirigente del Centro antiterrorismo americano (CTU), impegnato a tutelare l’incolumità del sen. David Palmer, candidato alla Casa Bianca prima.

[8] http://maps.google.it/maps, http://www.tuttocitta.it/tcolnew/index_tcol.html#

[9] http://www.sistemi/.com/accinfod.nsf/cat_cerved.htm

[10] Le forze di polizia possiedono un sistema informativo interforze (CED), che consente ormai di interagire con le banche dati della Corte di Cassazione, della Gazzetta ufficiale, dell’Unioncamere, della Banca d’Italia, dell’A.C.I., della Motorizzazione Civile, della Telecom.

[11] Charles Chaplin, “The great dictator” (Il grande dittatore), film scritto, diretto, interpretato e prodotto da Charles Chaplin durante la seconda guerra mondiale, con grande umanità e coraggio. Sul finale del film, Chaplin, a causa della sua somiglianza fisica con Hitler (i baffetti, la statura, ecc.), per una serie di equivoci e di gag, si vede costretto a dover parlare al posto del dittatore davanti una folla oceanica di tedeschi. Il suo discorso, carico di umanità, è anticipato dalla presentazione di un militare nazista, che invece semina odio ed intolleranza contro gli ebrei ed a favore del principio della superiorità della razza ariana.

[12] «Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l'abilità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo" – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi ,voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi i popoli. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Hannah puoi sentirmi? Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto Hannah le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto Hannah l'animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù».

[13] Da qualche anno a Calenzano (Firenze) presso l’Art Hotel Mirò, teniamo dei Seminari di Scienze criminali: magistrati, professori universitari e specialisti apportano il loro pensiero agli allievi, per lo più ispettori di polizia. I Seminari sono promossi dall’associazione CSI-Periti e Consulenti Forensi (www.scenadelcrimine.it) di Firenze e da Criminologia.it (www.criminologia.it). Suddivisi in ciclo di incontri, il primo, è stato così strutturato: le mie lezioni sono incentrate sulla metodologia della teoria dell’indagine, partendo da una riflessione sul niente, che in quanto ni-ente coincide col nulla ed il nulla con l'essere o il non-essere. Ciò, per evidenziare che anche per parlare del nulla è richiesta una competenza del ragionamento, a maggior ragione se poi si vuole dire al giudice "qualcosa di qualcosa". Inoltre, muovo una critica al tessuto epistemologico della perizia neuropsichiatrica forense o criminologica clinica, come tentativo di ricondurla a dei criteri di scientificità. Giuseppe Guida (professore di filosofia) affronta la critica epistemologica alla psichiatria ed al mito della follia.

Monica Jacqueline Magi (Giudice del tribunale di Livorno) affronta il tema dell'attività investigativa giudiziaria disposta dal P.M., arricchendo la lezione con esempi di casi giudiziari. Fausto Malucchi (penalista del foro di Pistoia) evidenzia le lacune legislative e le difficoltà culturali, con cui l'avvocato difensore deve scontarsi con taluni P.M. che faticano a comprendere le istanze relative alle indagini difensive, giacché spesso le percepiscono come un’interferenza o vera invasione di campo. Carlo Casini spiega la terzietà del giudice, affermando che il giudice deve essere "terzo" non solo nei confronti delle parti processuali, ma anche rispetto se stesso. "Si dica tutto dei processi", sostiene Casini, "ma sui media non si pubblichi il nome dei giudici, così come non si pubblica quello dei minori. Bisogna evitare che si formi un bisogno di notorietà e di costruzione della carriera attraverso essa". Aldo Giubilaro (Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Firenze), affronta la problematica del consenso informato nel campo chirurgico e poi sul tema della perizia e falsa perizia. Alessandro Nocetti (penalista del foro di Pistoia), in sintonia con Malucchi, parla delle indagini difensive nella fase preliminare delle indagini; mentre Francesco Mandarano (penalista del foro di Prato) affronta i diritti della Difesa. Egli sostiene: “Dietro un'assoluzione ci può essere la bravura dell'avvocato, ma spesso c’è l'indagine investigativa fatta male”. Francesco Sidoti (Presidente del Corso di laurea in Scienze dell’ Investigazione all’Università di L’Aquila), mette in evidenza come nel nostro Paese, ogni giorno, c'è un assassino che la fa franca ed un innocente che è accusato ingiustamente; in questo sistema l'errore investigativo e quello giudiziario danneggiano sempre l'innocente, quindi, non ci può essere investigazione se non c'è democrazia. Nella società democratica c’è una diversità di ruoli dell’investigazione: l'Intelligence è ante-factum e costruisce, inventa la "verità", mentre l'Investigazione è post-factum ed insegue la realtà senza manipolarla. Dice Sidoti: “Ci sono vari livelli di conoscenza, le cose che sappiamo e quelle che non sappiamo, ma poi ci sono anche, soprattutto, quelle che non sappiamo di non sapere, che sono le più importanti per il destino dell'Uomo e della Nazione”. Alessandro Gheraldini (Giudice per la Indagini Preliminari presso il Tribunale di Pistoia), mette in evidenza il ruolo e la ratio della figura del Giudice per le Indagini Preliminari, spesso erroneamente confuso con il Pubblico Ministero, mentre deve garantire una sua autonomia soprattutto nella valutazione della consistenza della prova accusatoria. Simone Puccini (penalista del foto di Pistoia) si sofferma sul concetto del "ragionevole dubbio", che ha origine nel codice della California, ma che trova un riferimento applicativo nel secondo comma dell'art. 530 del nostro codice di procedura penale. Giacomo Dentici (Questore di Prato) affronta il tema delle nuove forme di criminalità, in rapporto allo sviluppo sociale, moderno e tecnologico, con un'attenzione umanitaria verso quei reati che in città generano allarme sociale.

Ai seminari insegnano anche Leonardo Serni, Marcello Carrozzino e il giudice Carlo Casini, che in questa pubblicazione collaborano con un rispettivo saggio.

[14] Cfr.:  Tomás Maldonado, Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano 2005, p. 13.

[15] T. Maldonado, op, cit., p. 79.

[16] G. Galernter, Mirror World, Oxford Univesity Press, Oxford, 1991 citato in: Reale e Virtuale, T. Maldonado, op. cit. p. 51.

[17] Per le teorie delle comunicazioni di massa, mi rifaccio allo studio di Wolf. A riguardo, si veda: Mauro Wolf, Teorie delle comunicazioni di massa, Bompiani, Milano 1993.