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E' ingannevole definire
scientifica la psicologia |
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L’esordio della psicologia scientifica si è soliti indicarla con la nascita del laboratorio di Lipsia (18979), fondato da Wilhelsm Wundt (1832-1920). Era il primo laboratorio di psicologia sperimentale ufficialmente dentro l’università, dove dedicò i suoi studi sui processi sensoriali (visivi ed uditivi). Fu un passo importante perché per la prima volta alcuni processi mentali venivano sottoposti al vaglio di metodi sperimentali, fatto questo che segnava una rottura rispetto il metodo filosofico di analisi della mente. A riguardo, Umberto Galimberti afferma: «La psicologia scientifica ha risolto il concetto di psiche in quello di comportamento che, nel caso degli animali, equivale al comportamento osservabile dall’esterno, nel caso degli uomini si estende ai processi psicologici, sia consci che inconsci, attraverso i quali un soggetto costruisce le proprie risposte comportamentali»[1].
L'introspezione è "l'auto-osservazione interiore, cioè l'osservazione che
l'io fa dei propri stati interni" (Nicola Abbagnano, 1960). Wundt è stato indicato come il fondatore della psicologia scientifica, anche se lui preferiva la definizione di psicologia fisiologica. Fisiologica: sia perché faceva suo il metodo naturalistico della fisiologia e sia perché studiava l’attività psichica nella normalità, non nella patologia. Wundt era affascinato dalle cosiddette "scienze esatte", in particolare dalla fisica e chimica. Per questo pensò al laboratorio e alla psicologia sperimentale. L’oggetto di studio della psicologia, secondo Wundt, era l’esperienza diretta o immediata, a differenza delle scienze naturali che studiano l’esperienza indiretta o mediata. Difatti, osservava Wundt, mentre lo psicologo studia il fenomeno che osserva per come viene percepito direttamente, ossia senza la mediazione di strumenti di misurazione, il chimico o il fisico, invece, osservano il fenomeno, per esempio, il calore che si produce in una reazione, ma l’oggetto del loro studio non è la percezione del calore, ma il calore percepito tramite la misurazione con gli strumenti di laboratorio[2].
L’INTROSPEZIONE Wundt utilizzava come metodo d’indagine l’introspezione, vale a dire, «l’analisi degli stati emozionali e dei processi mentali del soggetto, concentrandosi soprattutto sulle esperienze interne della coscienza, ossia sulle sensazioni, sui sentimenti e sui pensieri. Per tale motivo, fino al 1920 essa veniva definita “la scienza della vita mentale»[3].
Solo attraverso l’introspezione
l’individuo può essere in grado di rilevare cosa avviene nel momento in cui
immediatamente sperimenta la realtà. Vale a dire, per poter capire cosa accade
quando io vedo un colore, una forma, sento un suono, provo un sentimento, c’è un
solo modo per farlo, ossia, devo guardarmi dentro ed analizzare quello che sto
provando mentre sto guardando il colore, la forma, il suono, ecc.
Wundt riteneva che l’applicazione del metodo
sperimentale alla psicologia ed ai contenuti dell’introspezione, permetteva di
risolvere il problema dell’indeterminazione nei contenuti dell’introspezione.
Vale a dire, in tutte le scienze naturali, come predetto, quello che si studia
non sono tanto i fenomeni in sé, ma le variazioni dei fenomeni, o meglio, le
variazioni fra fenomeni diversi. Il mio problema non è tanto quello di dire
cos’è esattamente quel felice di cui mi ha parlato il soggetto per la sua
introspezione, ma come
varia il suo sentimento al variare della situazione in cui il
soggetto si trova.
IL PROCESSO PSICOLOGICO SECONDO WUNDT Per Wundt il processo psicologico si basava su tre fasi: 1. la percezione, ossia le sensazioni si presentano in quanti tali alla coscienza (è lo stimolo in quanto tale, per come si presenta alla coscienza). 2. L’appercezione: con un atto di sintesi creatrice, gli elementi delle sensazioni vengono identificati e organizzati in complessi (questo termine oggi non è più usato in psicologia). In altri termini, le sensazioni che sono state raccolte nella fase della percezione vengono poi organizzati in qualcosa di più complesso ed articolato e vengono decodificati. La sintesi creatrice è l'unificare in complessi le sensazioni. 3. La volontà di reazione: per Wundt è un atto volontario. L’attività psicologica per Wundt non è mai un’attività passiva, ma richiede due forme di attività: una, s’identificano gli oggetti se si riesce a compiere una sintesi delle sensazioni; due, si reagisce agli stimoli che ci giungo attraverso un atto di volontà. Wundt ha elaborato una teoria trifattoriale dei sentimenti, che ha avuto una grande applicazione ed influenza nella psicologia. Secondo Wundt ogni sentimento può essere inquadrato su tre dimensioni indipendenti che determinano uno spazio tridimensionale, di tipo cartesiano. In altri termini, questi tre fattori possono essere considerati come tre assi di uno spazio cartesiano, indipendenti fra di loro, X Y e Z, che determinano uno spazio. Il primo asse, bipolare, è quello del piacere/dispiacere. Il secondo asse è di tensione/rilassamento. Il terzo asse è di eccitazione/calma. Wundt arrivò a questa teoria in modo semplicissimo: utilizzando un metronomo. Immaginate un metromeno che si mette a ticchettare molto lentamente. Tra un ticchettio e l’altro trascorre un intervallo di tempo, tac… tic. Se si fa la prova, ci si rende conto che tra un tic e un tac proviamo dei sentimenti che sono contrassegnati da questi tre aspetti indipendenti: un tac porta ad uno stato di tensione, l’altro il rilassamento; uno l’eccitazione, l’altro la calma e così via. Wundt basandosi sull’esperimento del metronomo estese la sua teoria dei sentimenti a situazioni più complesse, motivazione verso determinati esiti di attività e così via. Vide, che tutte le cose verso cui si potevano provare dei sentimenti potevano essere analizzate attraverso questi fattori. Questa teoria trifattoriale ha avuto un’influenza enorme alla fine del ‘800[5].
OBIETTIVI DELLA PSICOLOGIA SPERIMENTALE: a) ridurre i processi consci alle loro componenti più semplici e fondamentali; b) determinare le relative leggi combinatorie; c) porre gli elementi in rapporto con le loro condizioni essenziali. Titchener riteneva che vi fossero tre stati elementari di coscienza: le sensazioni, immagini e gli stati affettivi. Le sensazioni sono gli elementi fondamentali della percezione e ricorrono nei suoni, odori, immagini visive, ecc; le immagini mentali sono le componenti delle idee e compaiono nel processo che raffigura o rappresenta alla coscienza esperienze non simultanee, come il ricorso di un evento passato; gli stati affettivi sono le componenti elementari delle emozioni e sono reperibili in esperienze del tipo: amore, odio, tristezza. Secondo lo strutturalismo, l’introspezione è l’unico metodo utilizzabile dalla psicologica fisiologica perché le sensazioni, le immagini mentali e gli stati affettivi sono contenuti nella coscienza. L’uso dell’introspezione richiede che lo studioso chieda ai soggetti di riferire le sensazioni (“immediate”, “pure”) provate di fronte ad un determinato stimolo, seguendo regole molto rigorose.
STRUTTURALISMO E FUNZIONALISMO
Non senza creare etichettamento, la psicologia di Wundt viene chiamata anche
strutturalismo. La scuola psicologica che gli si oppose in America ispirata dall’evoluzionsimo, fu il funzionalismo, il cui iniziatore fu il filosofo Williams James. In pratica, cosa differenziava il funzionalismo dallo strutturalismo? Tra l’altro fu curioso che il nome funzionalismo fu dato dalla scuola avversaria, proprio da Titchener, in un articolo dove affermava che ci sono due modi di fare psicologia: uno è quello di studiare la struttura della mente. Vale a dire, i contenuti mentali che possono essere evocati mediante il processo dell’introspezione. L’altro, era quello di studiare le funzioni della mente. A suo avviso, la psicologia seria era quella che studiava la struttura, per lasciare agli altri lo studio delle funzioni che considerava sfuggente. E’ interessante osservare che anche William James era stato allievo di Wundt. William studiò a Lipsia con Wundt e tornato negli USA fondò una psicologia in contrasto con lo strutturalismo. Non solo negli USA, ma anche in Europa al volgere del secolo si sarebbe avuta una forte reazione contro la psicologia di Wundt. |
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Bibliografia e fonti: · Arrigo Pedoni, Manuale di Psicologia, Armando, Roma 2003. · Binazzi A./Tucci F. S., Scienze sociali, Palumbo, Firenze 2004 · Galimberti U., Dizionario di Psicologia, Garzanti, Torino 1999 · David G. Meyers, Psicologia, Zanichelli 2000 · Riccardo Luccio, I classici della psicologia, ed. Rai, Roma 2007 · Selg Hebert, Introduzione alla psicologia sperimentale, Giunti, Firenze 1975 · Watson J.B., La psicologia da un punto di vista comportamentista, 1913 in Arrigo Pedoni, Manuale di Psicologia, Armando, Roma 2003. · Watson J. B., La psicologia così come la vede un comportamentista, in Antologia di scritti, a cura di P. Meazzini, Il Mulino, Bologna 1976.
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